FASCITE PLANTARE E SPINA CALCANEARE

La Fascite plantare è l’infiammazione della fascia (struttura di tessuto connettivo fibroso) che collega i muscoli tra loro e ne esistono quattro tipi: fascite plantare, fascite eosinofila, fascite necrotizzante e fascite monocitica. In questo articolo si affronterà solamente le tematiche riguardanti la prima tipologia.

FASCITE PLANTARE: COS’E’?

La più comune causa di dolore ai piedi (o tallonite) è la fascite plantare che consiste nell’infiammazione della fascia muscolare che riveste la pianta del piede e si manifesta con un intenso dolore calcaneare (dolore al tallone). 

Il legamento arcuato (o aponeurosi plantare) è il legamento che unisce la zona plantare interna del calcagno alle dita dei piedi ed il suo compito è quello di trasmettere al piede il peso corporeo in modo uniforme; quando viene sollecitato da eccessivo utilizzo e ripetuti sovraccarichi insorge la fascite plantare

Si manifesta solitamente tra i 40 ed i 60 anni e prevalentemente tra gli sportivi, ma le cause sono molteplici, spesso combinate tra loro: 

  • Stile di vita sedentario o attività lavorative che prevedono molte ore in piedi 
  • Piedi piatti o cavi 
  • Scarpe inadeguate (es. tacchi alti, scarpe troppo strette o troppo larghe, ecc.) e con scarso sostegno all’arco longitudinale 
  • Sovrappeso 
  • Obesità 
  • Allenamenti non corretti 
  • Debolezza dei muscoli della gamba

QUALI SONO I SINTOMI DELLA FASCITE?

Il sintomo caratteristico della fascite plantare, come già detto, è un intenso dolore acuto o pungente al piede: se l’infiammazione è localizzata nella parte posteriore si presenta come tallonite, mentre a volte colpisce più diffusamente la pianta del piede.

Nella fase iniziale infatti, tende a coinvolgere la zona calcaneare, successivamente il dolore si sposta verso l’avampiede allargandosi a tutta la pianta. 

La tensione dovuta all’infiammazione determina un accorciamento dei muscoli accentuando il dolore al momento della distensione del legamento.

Il dolore risulta quindi più acuto al mattino con i primi movimenti e tende a diminuire con il “riscaldamento” dei muscoli salvo poi riacutizzarsi dopo periodi di immobilità.

Durante la notte infatti, in posizione di riposo, il legamento tende a retrarsi; al risveglio invece i piccoli movimenti del piede richiedono un allungamento della fascia plantare che causa il dolore. 

Per quanto riguarda la diagnosi è necessaria da parte del medico un’attenta valutazione clinica dei sintomi. Importante è verificare la presenza o meno della fascite plantare, a tal fine  il medico esercita una pressione energica con il pollice sul calcagno mentre il piede è in dorsiflessione.

In caso di fascite si scatena un forte dolore lungo il margine plantare mediale della fascia.

L’utilizzo di indagini strumentali come radiografie, TAC e risonanza magnetica (RMN) non sono necessarie se non per l’utilità di evidenziare o escludere ulteriori cause di dolore al tallone

COME SFIAMMARE LA FASCITE PLANTARE?

Come per ogni infiammazione, il trattamento per far sfiammare la fascite plantare è condizionato dalla gravità dei sintomi.Gli elementi che lo compongono sono diversi e possono essere utilizzati anche in combinazione. 

Il trattamento della fascite plantare è composta da due fasi; la prima è finalizzata alla riduzione del dolore e dell’infiammazione, la seconda fase invece mira alla correzione dei difetti posturali ed al ripristino dell’elasticità dei tessuti plantari. 

PRIMA FASE

Ha un ruolo decisamente importante il riposo: ignorare il dolore favorisce solamente la cronicizzazione della patologia rendendo più lungo e difficoltoso il trattamento.

L’alterato appoggio plantare causa a sua volta complicazioni anche a ginocchia, bacino e schiena.

Per quanto riguarda invece la diminuzione dell’infiammazione, si può ricorrere, anche in associazione, all’uso del ghiaccio (si consigliano tre o quattro applicazioni al giorno di circa 15 minuti ognuna, collocandolo ad di sotto del tallone) o di farmaci antinfiammatori (FANS).

Durante questa fase sono particolarmente importanti anche gli esercizi di stretching specialmente se eseguiti al mattino, ed il massaggio della fascia plantare.

Quest’ultimo può essere effettuato semplicemente facendo rotolare una bottiglietta d’acqua fredda sotto il piede per dieci minuti, ottenendo così il rilassamento della muscolatura. 

SECONDA FASE: 

Possono essere utilizzati diversi sistemi, a volte associati tra loro quali: 

  • Terapie fisiche (onde d’urto, laserterapia, tecarterapia, ultrasuono)
  • Fisioterapia (manipolazione plantare e massaggi per la riduzione della rigidità ed il ripristino della corretta mobilità) 
  • uso di tutori notturni (aiutano a mantenere distesi i tessuti della volta plantare eliminando il dolore mattutino) 
  • Uso di plantari per tallonite o plantari per fascite plantare (particolarmente utili per la distribuzione del peso su tutta la pianta senza sovraccaricare il tallone) 

Dopo aver attuato quanto detto, qualora il dolore persista, è possibile optare per il ricorso all’intervento chirurgico. 

L’ intervento è piuttosto semplice e viene effettuato in anestesia locale, dura 10/15 minuti, consiste nella sezione della fascia plantare per procedere all’allungamento e la cruentazione (irrorazione sanguigna) della fascia plantare. 

Oltre alle suddette terapie “consolidate” ne esistono alcune di nuova generazione chiamate “biostimolative” in grado di accelerare i naturali processi di guarigione dei tessuti, quali ad esempio: 

  • PRP (gel ricco di piastrine ottenute attraverso un piccolo prelievo di sangue dal paziente) 
  • Lipogems (prelievo di cellule del tessuto adiposo) 
  • Terapia ad impulsi extracorporei (EPAT – extracorporeal pulse activation therapy, che utilizza la trasmissione di impulsi a basse frequenze) 

Per il trattamento della fascite plantare, va comunque fatto presente che, poichè si tratta di zone poco vascolarizzate, l’afflusso delle sostannze antinfiammatorie attraverso il sangue è minore.

I tempi di recupero, in questo caso,  sono più lunghi e si aggirano normalmente intorno alle 4/8 settimane ma possono allungarsi fino a 6/12 mesi. 

SPINA CALCANEARE: CAUSA O CONSEGUENZA DELLA FASCITE?

La spina calcaneare è una piccola escrescenza ossea che si forma a livello della pianta del piede, al di sotto del calcagno (proprio per questo viene comunemente chiamata anche tallonite). Questa escrescenza ossea si presenta come una formazione “a becco” dell’osso del calcagno nel punto in cui si inserisce la fascia plantare. 

Molto spesso la sindrome della spina calcaneare è associata alla fascite plantare ma non ne è la causa (come erroneamente si suppone ), bensì ne è la conseguenza. La contrattura della fascia plantare infatti è una delle cause di tale patologia insieme a cause posturali e a calzature sbagliate. A differenza della fascite plantare, può essere diagnosticata solo attraverso la radiografia e puo essere presente anche senza dolore (tranne nel momento dell’infiammazione).

Quanto a sintomi e trattamento, hanno molto in comune: anche in questo caso è consigliato l’uso del ghiaccio nella fase acuta, ed è particolarmente utile il trattamento attraverso le onde d’urto per tentare di rompere la spina calcaneare in eccesso. Anche in questo caso, se dopo aver tentato tutti i percorsi suggeriti il dolore non migliora, è possibile ricorrere all’intervento chirurgico per l’eliminazione. 

Concludendo una menzione particolare va fatta per un aspetto che coinvolge entrambe le patologie, spesso in maniera risolutiva: l’uso di plantari su misura. Il compito che hanno, soprattuto nei casi in esame, è quello di proteggere il tallone ed equilibrare la distribuzione del peso su tutta la pianta senza andare in sovraccarico di specifiche zone. Tali ausili oltre ad aiutare la guarigione delle patologie nella fase acuta, hanno comunque come risultato di evitarne la ricomparsa dopo aver attuato tutte le indicazioni terapeutiche consigliate. Sarà quindi il caso di valutarne il ricorso nel quotidiano.